C’era una volta un cliente con un prodotto da lanciare

Il racconto per mio figlio di un progetto di branding.

Cuoco

Mio figlio Federico di undici anni, vispo e curioso, spesso mi chiede del mio lavoro. Spiegare l’importanza della comunicazione, del branding e del design non è semplice: non lo è nei confronti degli adulti, lo è ancor meno nei confronti di un bambino.
Di recente mi è capitata una bellissima esperienza che ho voluto raccontargli come fosse una storia.

“In un paese lontano, chiamato Norvegia, molti anni fa si trasferì uno chef italiano. Un giorno scoprì di avere un’intolleranza e, guardandosi intorno, scoprì che in questo paese c’erano pochi cibi destinati a quelle persone con problemi di allergia o intolleranza alimentare. Fu questa la molla che lo spinse ad inventare una cucina gustosa anche per queste persone.
Lo chef lavorò giorno e notte, notte e giorno e… finalmente trovò la formula giusta!”

Ma anche la migliore cucina non è mai sufficiente per essere notati da chi non sa cosa deve cercare: bisogna far sapere che esistiamo, distinguersi dai competitor e farsi trovare facilmente.

Come fare? Si rese conto che non sapeva come fare!! Iniziò cercando una società di norvegese, ma il loro stile non lo convinceva, non riuscivano ad appagare il suo bisogno di trasmettere l’italianità del suo prodotto. Pensa e ripensa, alla fine si rese conto che l’unica soluzione era trovare un creative italiano, ma non aveva più contatti professionali per cui non sapeva da dove iniziare la ricerca.
Un giorno, parlando con un’amica, espresse il suo cruccio e lei, magicamente, gli da la risposta: People 3.0 è quello che cerchi. Ed è così che la mamma ha conosciuto uno chef Norvegese in cerca di qualcuno che riuscisse a rappresentare, in un logo, tutti i valori che lui voleva esprimere con il suo prodotto.”

La favola inizia qui, e con essa il lavoro e finiranno entrambi con un Happy End.
Quando si lavora con un cliente a distanza, il primo punto è quello di creare un buon rapporto, di conquistarne la fiducia.
In questo caso, il nostro amico chef ha incontrato, sul suo cammino, me e le mie colleghe: lo abbiamo accolto, ascoltato e coinvolto. Il nostro approccio  lo abbiamo espresso molto facilmente: ci è bastato spiegargli come è nato il naming e il logo della nostra società!

Schermata 2015-03-30 alle 10.25.34

Così lo abbiamo accompagnato nella scelta del naming: il suo pensiero infatti era quello di chiamare la società “Dolce & Salato Senza Glutine”.
Per nostra esperienza un nome di questo tipo, se da un lato esprime perfettamente di cosa stiamo parlando, ha però due punti di debolezza:

  • La lunghezza, difficilmente traducibile in un logo efficace
  • La troppa genericità delle parole che penalizzano il posizionamento on line

Il primo step del nostro lavoro di squadra (anche il cliente ha partecipato attivamente) è stato quello di progettare il naming per la società ed i prodotti:

  • Un nome che rappresentasse la qualità ed il gusto
  • Adatto a diventare un simbolo unico e riconoscibile
  • Adatto ad essere utilizzato nel packaging di diverse dimensioni e forme.

In questa fase il ruolo principale è stato svolto dalla copy che ha preparato una check list di intervista: strumento molto utile per sintetizzare i valori da esprimere, soprattutto nel caso di un cliente gestito a distanza. In questo modo abbiamo potuto capire che:

  • Il progetto prevede lo sviluppo di una intera linea dedicata a tutte quelle persone, compresi i bambini, che hanno problemi nutrizionali e devono seguire una dieta priva di frumento, orzo, latte, formaggi e suoi derivati. Una linea realizzata all’insegna del gusto ma anche del piacere per l’occhio “Perchè non è giusto che chi ha un problema fisico sia anche penalizzato nel gusto e sotto il profile estetico”
  • I prodotti sarebbero stati torte, snack, pane, pasta e pizze e focacce: perché chi ha intolleranze non deve essere trattato come un malato.
  • I prodotti sarebbero stati freschi, buoni e gustosi, genuini e realizzati con grande cura

Ok

 

 

 

 

 

Lavorando spalla a spalla, è emerso un’altro fattore, che non sempre si riscontra ma che può agevolare il lavoro: il nostro cliente si è rivelato una persona collaborativa e giocosa e questo ha aumentato l’efficacia del nostro lavoro di squadra.

Per sapere come continua il nostro racconto, rimani sintonizzato sul nostro canale, se vuoi, invece, valutare se siamo la squadra giusta per te, scrivici a: comunicazione@peopletrezero.com.