Design Thinking: mai più senza

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design thinking al lavoroPerché si parla tanto di Design Thinking oggi? Perché se ne parla tanto in azienda?

Perché la velocità di cambiamento del contesto in cui ci muoviamo è aumentata, in tal misura che i modelli finora usati non sono sufficienti a reagire in modo tempestivo e puntuale.

L’aumento  della complessità e il caos sono tendenze naturali di tutti i sistemi viventi, e tra questi anche il mercato e le aziende.

La storia ci dimostra che in questi contesti di continuo cambiamento, la sopravvivenza e l’evoluzione sono state abilitate più che dal controllo, da momenti di grande creatività, grande intuito associati a impegno e metodo per trasformare le idee in qualcosa di  fruibile e utile.

Nel mondo aziendale significa innovare e trasformare: per fare questo servono modelli, strumenti e processi efficaci che permette di ottenere i risultati più creativi e dinamici nei progetti.

Nessuna grande invenzione, scoperta e innovazione sono composte da sola creatività o da solo metodo: le due  componenti  sono sempre presenti.

Annamaria Testa (esperta di creatività e comunicazione, insegna alla Bocconi di Milano. Cura il sito “Nuovo e Utile”, teorie e pratiche della creatività) spiega che la creatività è un “processo psicologico e  singolare” mentre l’innovazione è un “evento economico e sociale”:  le due cose sono legate dal processo creativo.

Il Design Thinking è questo: un processo creativo che permette di portare le intuizioni e le capacità creative del singolo a fattor comune, convogliandole nella creazione di innovazione.

Il Design Thinking non è ne conoscenza ne scienza: è una capacità, e come tal e può esser applicata non solo al mondo del design – come pensano alcuni – ma in qualsiasi ambito aziendale, dal marketing al commerciale, dall’ingegneria all’economia, cosi come nella vita di tutti i giorni.

Su cosa è, quali sono le varie declinazioni e gli strumenti in dettaglio, non mi  soffermerò, vista l’ampia letteratura già presente online. Mi concentrerò qui su alcuni aspetti che spiegano  invece il perché deve esser preso in considerazione da chi  vuole processo di innovazione per rimanere competitivo.

Come mai  è cosi potente e flessibile?

L’idea formidabile alla base di questo processo è quello di dividere i momenti creativi dai momenti razionali: si permette di lavorare alternativamente il pensiero Logico e il pensiero analogico.

La creatività, o pensiero analogico, è di natura “divergente”, è la parte che sviluppiamo prima e che ci permette di  crescere ed imparare velocemente dall’ambiente, di  creare nuovi modello per fronteggiare nuove situazioni, o di immaginare soluzioni osservando il mondo  che  ci circonda.

L’analisi, o pensiero logico, è di natura “convergente”, ed è quella che  ci  permette di  formalizzare, utilizzare e modellare ciò che abbiamo creato.

Il Design Thinking è quindi un processo creativo che alterna in modo opportuno strumenti per il  pensiero logico, a strumenti per il pensiero  analogico, opportunamente assemblati di volta in funzione dello  scopo: da qui la sua forza e la sua flessibilità.

E’ importante notare che gli strumenti sono potenzialmente infiniti, capita spesso di  trasformare o creare nuovi strumenti utili ad una o all’altra fase, proprio nello spirito di utilità e flessibilità del Design Thinking.

Quando  lo si  può usare?

Come già detto, potenzialmente sempre: un per raccogliere e selezionare idee o risolvere problemi, un lavoro più lungo (anche diversi giorni) per sviluppare nuovi  progetti, nuovi modelli organizzativi, nuovi prodotti.

La sua flessibilità è testimoniata anche  dai numerosi ambiti in cui viene  usato e ai modelli a cui viene accoppiato, come l’Agile nello sviluppo software o di prodotto, o al Creative Problem  Solving (CPS)

Gli strumenti del Design Thinking portano un altro grande vantaggio nell’uso aziendale: permettono di far collaborare persone  di aree diverse, di  livello diverso, di abilità diverse, facilitando un alto livello di partecipazione e coinvolgimento, tutto in completa assenza di conflitto.

Ahimè non è la soluzione a tutti i mali: in alcuni contesti non è applicabile.

Ho imparato che il  prerequisito che permette al Design  Thinking di esser efficace è la volontà di cercare qualcosa di nuovo, la curiosità, la spinta ad fare un passo in più. Nei contesti dove non si percepisce la necessità di migliorare, evolvere o cambiare, la resistenza è tale che non si otterrebbero risultati. Per mia esperienza una azienda ha sempre bisogno di evolvere per rimanere sul mercato (anche lentamente), per cui il problema non è l’assenza del bisogno, ma l’assenza della percezione del bisogno.  In questo caso,  qualora si decidesse di cominciare un percorso, prima di approcciare al Design Thinking, bisogna fare un lavoro di preparazione e consapevolezza (non ne parlerò qui).

In People 3.0 utilizziamo quotidianamente questi strumenti e li abbiamo introdotti anche in attività di formazione di natura diversa: comunicazione, negoziazione, analisi  di mercato, ecc.… Anche  il più noto Business Model Canvass e uno strumento tipico di Design Thinking.

In azienda portiamo  la nostra competenza ed esperienza di facilitazione, progettando interventi di Design Thinking a partire dallo scopo che  si vuole raggiungere.

Alcuni esempi di dove lo abbiamo introdotto:

– Azienda che aveva bisogno di lavorare sullo  sviluppo dei talenti delle persone, migliorare l’organizzazione e  sviluppare nuovi. 1,5 giorni di attività, 30 persone, 5 nuovi progetti di miglioramento della comunicazione interna.
– Azienda settore food, che aveva bisogno di potenziare i risultati commerciali e trasformare le nuove linee guida della direzione in azioni concrete sulla rete. 2 giorni di attività, 80 persone, 20 progetti sviluppati.
– Software House, migliorare l’organizzazione interna per gestire la continua crescita di attività e la complessità del parco clienti. 1 giorno, 10 persone, 2 progetti di miglioramento.

I principali vantaggi nell’uso del processo di  Design Thinking sono:

– Tempi certi e molto ridotti nella creazione di idee, progetti e prototipi
– Attiva il miglioramento continuo e può far da collante interno
– Coerenza tra visione d’insieme e analisi di dettaglio
– Attivazione e coinvolgimento dei partecipanti
– Azzeramento dei potenziali conflitti nella collaborazione
– Acquisizione di tecniche e strumenti utili e utilizzabili in diversi contesti