Elogio dell’Architettura (Enterprise)

Secondo lo standard ISO 42010 si definisce Architettura “l’insieme dei concetti fondamentali e delle proprietà del sistema nel suo ambiente, contenuti nei suoi elementi costitutivi, nelle relazioni che tra essi intercorrono, e nei principi del design e nell’evoluzione di essi”.
A sua volta si definisce Sistema “un insieme di elementi in relazione fra di loro secondo leggi ben precise, che concorrono al raggiungimento di un obiettivo comune”. Pertanto, l’architettura di un sistema esprime la descrizione, formalizzata e completa, di un sistema. E un’azienda, così come anche una città, od un’altra organizzazione umana, è un sistema.

Esempio di modello di architettura che organizza insieme azioni, persone, risorse tecniche a vari livelli entro vari reparti dell’azienda.

Esempio di modello di architettura che organizza insieme azioni, persone, risorse tecniche a vari livelli entro vari reparti dell’azienda.

Conoscere la cosiddetta architettura enterprise di un’azienda significa, quindi, conoscere la sua struttura interna, i suoi componenti, le relazioni che fra essi intercorrono, da un punto di vista sia statico, sia dinamico, permettendo l’analisi delle dinamiche interne e della sua evoluzione nel tempo a partire dallo stato presente. Con questa definizione si può indicare sia il prodotto architettura, ovvero la descrizione formalizzata e completa del sistema azienda, sia la disciplina architettura, ossia l’insieme di metodologie e processi di analisi con cui si giunge al prodotto architettura, partendo dal sistema azienda reale.

Come tutto questo può essere utile, soprattutto in un contesto come quello della media azienda italiana?

L’azienda è formata da tante parti, ognuna delle quali ha, a sua volta, la propria struttura ed è composta di parti più piccole. Ad esempio, possiamo suddividere l’azienda in:

  • risorse umane, ognuna con la propria individualità, i propri skill, cultura, motivazione ecc… che interagiscono fra loro secondo dinamiche, solo in parte organizzate dall’alto
  • risorse organizzative, come regolamenti interni, leggi, standard, procedure operative ecc. che intervengono sulle interazioni delle risorse umane
  • risorse tecniche, come macchinari, impianti fissi, sistemi hardware ICT, applicazioni software ecc. che interagiscono tra loro e con cui interagiscono le risorse umane seguendo regolamenti e procedure operative (almeno in teoria)
  • risorse informative, come documenti cartacei, files, dati strutturati ecc. che fluiscono tra risorse umane e tecniche seguendo i processi stabiliti dalle risorse organizzative (anche questo, almeno in teoria).

Nell’azienda esistono tanti punti di vista diversi. Ad esempio l’ufficio HR si focalizzerà sulle risorse umane, i sistemi informativi su alcune risorse tecniche, il direttore di produzione sulle pianificazioni ecc. E molto spesso si perde il punto di vista d’insieme, con conseguenti problemi per l’azienda.
L’idea fondamentale del modello architetturale è integrare insieme i diversi punti di vista, permettendo di focalizzarsi su quello ritenuto al momento più importante, ma senza perdere di vista gli altri.

Alcune analogie permettono di comprendere meglio questo approccio.
Immaginiamo di essere a teatro ed assistere ad una rappresentazione, oppure di ascoltare un concerto. O di essere al ristorante davanti ad una magnifica tavola imbandita.
Se siamo in platea a teatro o al concerto o davanti alla tavola abbiamo un particolare punto di percezione. Siamo “davanti” e ne percepiamo il funzionamento complessivo “esterno” con la sua evoluzione nel tempo, come farebbe, in caso di un’azienda, un cliente o fornitore.

Ma questo non è l’unico punto di percezione possibile!
Già se ci muoviamo nella platea o nei palchi o davanti alla tavola la nostra percezione muta. Se siamo in un palco o in loggione il nostro punto di osservazione della scena cambia e non da tutte le posizioni vedremo ugualmente bene il palcoscenico. Se il teatro non è dotato di una acustica uniforme anche il nostro ascolto cambia in base alla nostra posizione: a destra sentiremo maggiormente alcuni strumenti rispetto a sinistra. Se siamo dal lato del tavolo dove sono, ad esempio, i primi, il loro profumo sarà predominante rispetto a quello dei dolci posti all’altro lato.
Se poi entriamo “dietro le quinte” troviamo altri punti di vista, come quello del suggeritore, dei tecnici delle luci, dei tecnici del suono, dei cuochi. O degli attori, dei musicisti, dei camerieri. O del regista, del direttore d’orchestra, del capocuoco. In azienda questo corrisponde alle persone addette ai servizi e processi di supporto, alle persone coinvolte nella produzione e nei processi di core business, al management.

Quindi, il modello d’insieme permette di avere sufficienti informazioni per passare da un punto di percezione all’altro, secondo il bisogno e la necessità. La costruzione di un modello di insieme richiede diverse professionalità per la sua realizzazione, ognuna con la sua specializzazione e le sue abilità percettive, ben coordinate fra loro in un team multidisciplinare.
Il modello di insieme fa emergere le interazioni fra gli elementi, che possono essere la forza o la debolezza di un progetto, di un sistema, di un’azienda. In tal modo si possono prevedere le problematiche, evitando, o quanto meno riducendo, il dover ricorrere all’eroismo delle persone per far funzionare le cose.

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