L’etica dal basso: lavorare meglio in un ambiente pressante

Quante volte ci lamentiamo (o sentiamo colleghi e amici lamentarsi) del posto di lavoro, del proprio capo, dei ritmi, delle modalità di gestire i dipendenti?
Se facessimo un calcolo percentuale, ci renderemmo conto che sono poche le realtà – soprattutto negli ultimi anni – dove la qualità della vita del dipendente ed il clima aziendale sono realmente appaganti.
Spesso tutto viene giustificato dall’imprevedibilità del mercato che ha portato ad accelerare i ritmi lavorativi: ogni opportunità va colta ed evasa nel minor tempo possibile.

Indubbiamente non possiamo eccepire nulla di fronte a questa motivazione, ma la domanda vera è: siamo certi che non si possano raggiungere gli stessi obiettivi adottando comunque una gestione interna che rispetti maggiormente il benessere delle persone?

Possiamo individuare una modalità che ci permetta di lavorare meglio?

Nella mia esperienza diretta, posso dire che spesso i ritmi diventano insostenibili a causa di diversi fattori che non sono in diretta correlazione con i tempi di consegna al cliente. Proviamo ad analizzarne tre:

  1. Livelli di stress causati da eccessiva pressione, competitività, incertezza del posto di lavoro

  2. Cultura del multitasking e del “sempre disponibile”

  3. Poca chiarezza su ruoli e responsabilità che si traduce in inefficienze

Ma come incidono realmente questi fattori e quali sono gli “antidoti”?

Il primo fattore incide negativamente sull’efficacia della persona. L’eccessiva pressione, infatti, porta a vedere una montagna quando in realtà siamo di fronte ad alcune collinette: questo status mentale si traduce in paura, demotivazione, riduzione della capacità di concentrazione e dell’autoefficacia.gestione dello stress, competizione, demotivazione

Inoltre la forte competitività crea distanze tra i collaboratori, sfiducia e, di conseguenza, incentiva lo scarica barile. Tutti sono contro tutti e nel momento del bisogno si fa fatica a vedere uno slancio di aiuto volontario.

Infine, in anni come questi dove le riduzioni del personale sono state rilevanti, ognuno ha nel proprio inconscio la consapevolezza che “il prossimo potrei essere io”. Questo pensiero inibisce e porta le persone a vivere in continua ansia. Ansia che fagocita le energie rendendo le persone più deboli e meno determinate.

multitasking

Il secondo fattore – il multitasking – invece manda in “tilt” il nostro cervello a causa di due meccanismi:

  • siamo in grado di processare un certo numero di stimoli e quando ne riceviamo troppi, l’eccesso non viene registrato a livello cosciente (per cui dimentichiamo)
  • il nostro cervello non può compiere due azioni in simultanea per cui il multitasking è una mera illusione anzi le neuroscienze hanno dimostrato come sia inefficace e ci porti in realtà a disperdere tempo ed energie. Meglio pianificare per slot di 30 minuti in cui dedicarsi ad un tema core, piuttosto che passare da un progetto, alle mail, ad un secondo progetto ecc. ecc.

Il terzo fattore – mancanza di chiarezza su ruoli e responsabilità – non riguarda tutte le aziende ma solo quelle che hanno organigrammi e job description non allineati con la realtà.

ruoli chiarezza

La mancanza di questi strumenti incide principalmente sulla chiarezza dei confini e delle responsabilità comportando una certa insicurezza nell’agire che si traduce nuovamente in inefficacia, rischio di sovrapposizione oppure di “buco di competenze”. Un altro problema della poca chiarezza è che la persona può sentirsi non riconosciuta a pieno dai colleghi.

Quali sono gli antidoti?

  1. Un buon programma di stress management è quello che, prima di tutto, crea cultura su cosa sia lo stress, su quali siano le strategie per misurarlo e gestirlo prendendo in considerazione tutte le sfere di influenza sulla persona. Si lavora quindi sia sulla percezione personale del problema, che sui livelli di collaborazione tra colleghi, sulla capacità di accettare i propri limiti e quelli dei colleghi, sulla capacità di ascolto, di dare feedback costruttivi e soprattutto sulle tecniche di rilassamento e di empowerment.
  2. Rispetto al tema multitasking, le azioni sono principalmente legate all’allenamento della capacità attentiva e di focalizzazione sul singolo compito, all’organizzazione del proprio tempo e delle priorità, ma anche alla definizione di “codici” all’interno del gruppo per facilitare il rispetto delle esigenze di tutti su tempi, spazi e priorità. In pratica significa darsi regole che permettono al singolo di “concedersi” una modalità di lavoro seriale, senza escludere i colleghi ma definendo come agire in caso di reale “urgenza”.
  3. Sull’ultimo fronte la risposta è stata già fornita nell’esposizione del problema. La soluzione migliore è quella di realizzare un’analisi organizzativa dalla quale emergano ruoli, funzioni, responsabilità, compiti che siano formalizzati. In alcune organizzazioni è stato predisposto e condiviso anche un documento contenente le procedure operative di ogni singola funzione chiave, al fine di facilitare job rotation o la crescita nel ruolo.

In tutto questo c’è un fattore comune: rispettare la persona e metterla in condizione di lavorare in un ambiente positivo. In poche parole, permetterle di lavorare meglio. Il ritorno sarà: chiarezza, semplificazione, efficacia ma soprattutto motivazione del personale ed un aumento della propensione al rispetto reciproco ed all’etica.

In questo tipo di contesto sarà anche facile coinvolgere i propri collaboratori in una sfida o in un percorso di cambiamento e vederli compattare attorno alle scelte della direzione aziendale.
Relativamente a questo, chiudo l’articolo sottolineando quanto, l’approccio che vi propongo, sia diverso da quello indicato da Francesco Starace – AD di Enel – nel suo intervento alla Luiss di Roma, che sta generando tanta attenzione in questi giorni.

Credo che in un ambiente trasparente e collaborativo come quello che vi propongo, l’azione nei confronti di chi non comprende l’esigenza di cambiare vada fatta in modo chiaro, diretto e trasparente. Non credo nella cultura della non trasparenza e della paura: disgregano, distruggono la fiducia e creano un ambiente demotivato.

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Se invece siete interessati ad approfondire altre tematiche, siamo a vostra disposizione ed è sufficiente inviare una mail a people@peopletrezero.com. Saremo lieti di aiutarvi a capire come migliorare il vostro clima e le vostre performance.