Internazionalizzazione: vantaggi dalle certificazioni Halal e Kosher

Nell’approccio ai percorsi di internazionalizzazione, occorre fare attenzione, e sviluppare sempre maggiore interesse per un aspetto, talvolta sottovalutato, per la creazione di valore aggiunto alla proposta commerciale delle aziende italiane. Vogliamo quindi introdurre il tema delle certificazioni religiose Halal e Kosher.

Innanzi tutto vogliamo sottolineare come sia necessario avvicinarsi a questi processi di certificazione con il dovuto rispetto per le culture da cui questi provengono e non solo, in modo speculativo, per il vantaggio marketing che possono offrire, anche perché sono percorsi non privi di qualche complicazione e necessitano di una integrazione completa negli altri sistemi di qualità già presenti in azienda.

É quindi indispensabile iniziare a valutare l’adozione di una di queste certificazioni, considerando i processi interni all’azienda e la loro compatibilità con una certificazione religiosa, in funzione di questa, solo successivamente, valutare i vantaggi commerciali, in termini di apertura di nuovi sbocchi di mercato e strategie di marketing relative.

Il termine Kosher significa ‘conforme alla legge’ e quindi alle norme stabilite dalla Torà, la Bibbia ebraica, tale certificazione si applica quasi esclusivamente ai prodotti alimentari ed il processo produttivo è continuamente supervisionato da un rabbino od un suo delegato di fiducia, chiamato Mashghiah, che ha un ruolo specifico nella comunità ed interviene direttamente in alcune fasi del processo.

Tutti gli ingredienti ed il processo di produzione devono essere certificati in modo omologo e le strumentazioni ‘sanificate’ in ogni situazione che preveda alternanza tra processi Kosher ed altri che non lo sono.

Il termine Halal, analogamente, per il popolo di religione islamica significa certificazione halal‘consentito’ in contrapposizione con il termine Haram che significa ‘proibito’ secondo i dettami del Corano. Contrariamente al pensiero comune, la certificazione Halal non si applica solo agli alimenti ma ad una molteplicità di settori merceologici, cosmetici, farmaceutici, viaggi e turismo, abbigliamento, arredamento; solo per citarne alcuni. Si tratta di normative applicate con rigore e per questo richiedono una seria ed approfondita valutazione prima di essere intraprese nei propri processi aziendali. D’altra parte possiamo dire, per esperienza, che ad esclusione dei settori che riguardano la lavorazione o ingredienti derivati dal maiale o l’impiego di sostanze alcoliche, per il resto tali regole sono compatibili con la maggior parte dei disciplinari dei prodotti DOP, IGP, ecc…

Le regole da rispettare sono molte ed altrettante le condizioni strumentali e strutturali, pensiamo anche solo al fatto che ci sono giorni in cui non può essere effettuata la lavorazione di prodotti con certificazione religiosa, in base a calendari che hanno sostanziali differenze con quello occidentale, ma possiamo rassicurarvi, nulla di trascendentale e non gestibile.

Un capitolo a parte, ma sarebbe troppo lungo da trattarsi qui, riguarda l’aspetto degli enti di certificazione, sia nel mondo del Kosher che in quello Halal vi sono diversi gradi di ortodossia e capita talvolta che una certificazione riconosciuta in un paese, od in una comunità, non lo sia in un’altra, questo è un aspetto critico che merita una attenta valutazione commerciale rispetto agli obiettivi di internazionalizzazione che l’azienda si pone prima di procedere alla scelta.

A parte delle nazioni di origine di queste religioni, dove queste trovano la massima adesione da parte della popolazione, occorre considerare che gli effetti migratori hanno creato le condizioni perché, solo per fare due esempi, il mercato del Kosher negli Stati Uniti valga 150 miliardi di dollari e che in Europa siano presenti oltre 50 milioni di persone di fede mussulmana che esprimono un mercato di circa 70 miliardi di dollari.

Non è un caso quindi che sia stata siglata un’intesa progettuale per far nascere nelle Marche un hub logistico per tutti i prodotti Halal di origine italiana, se teniamo in considerazione che solo gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita dipendono dalle importazioni per soddisfare il 90% del loro fabbisogno alimentare.

Vogliamo quindi sottolineare l’interesse e l’attualità di questi percorsi in un mercato sempre più globalizzato e competitivo, nel quale certificarsi secondo un regolamento religioso significa creare un vantaggio commerciale e nuove opportunità di sviluppo che devono essere inserite in un percorso strategico per l’azienda che decide di adottare le linee guida.

Anche per questo tipo di valutazione i nostri consulenti sono a vostra disposizione per fornire informazioni utili a rendere più rapido ed integrato il processo per la vostra azienda, ci potete contattare via mail all’indirizzo:  internazionalizzazione@peopletrezero.com