Leadership: dalla colpa alle responsabilità

Di manuali sulla leadership ne esistono tanti, anzi tantissimi. Tutti sono pieni di concetti, molti dei quali condivisibili.
Nella mia professione incontro spesso leader che devono gestire squadre di persone poco preparate o motivate e di team, o persone, che devono sopravvivere a responsabili poco efficaci.
A volte ho la sensazione che si realizzi l’adagio che recita “chi ha il pane non ha i denti”. Ma, al di là delle mie impressioni, diventa veramente complesso fornire ricette utili e applicabili in qualsiasi contesto. Di conseguenza anche le poche righe che seguiranno devono essere considerate ben lontane da universalismi dogmatici.

Esiste un elemento che ritrovo spesso perché è facilmente riscontrabile anche nelle situazioni di conflitto. Si tratta della colpa. Robert James nel suo libro “Le regole essenziali della leadership” tratta di questo argomento un po’ insolito. Come l’autore afferma, nel momento in cui si sceglie di essere leader di un gruppo, tutto ciò che accade nel gruppo è una responsabilità del leader (responsabilità e non colpa). Se, ogni tanto, questo adagio venisse seguito non sarebbe male.

regole della leadership

In realtà, quello che spesso capita di osservare è un atteggiamento che si sposta tra due estremi: la colpa è degli altri (è il più frequente), la colpa è mia (raro e quindi poco documentato).
In un caso o nell’altro i danni che ne derivano sono piuttosto pesanti. Se la colpa è degli altri, infatti, segue un assunto: con ogni probabilità il gruppo non è non sarà mai in grado di produrre buoni risultati (indipendentemente dal leader). A volte si assiste anche ad un ulteriore passaggio: il gruppo potrebbe fare bene, ma non lo fa apposta perché ce l’ha con me.

Quando un leader si sente in colpa

Se il leader si sente in colpa, scatena un insieme di effetti che porteranno, con ogni probabilità, ad un incessante dolore al suo fegato. Non è possibile avere come compagna la colpa quando si devono prendere decisioni, a volte anche impopolari. In questo caso sarà probabile assistere ad una divisione netta di buoni e cattivi tipica delle leadership insicure. Il problema è che la categoria delle colpe non dovrebbe trovare posto in un’azienda.
Nessuno deve avere la colpa di qualcosa, ma tutti devono assumersi: la responsabilità di quello che fanno.
La colpa, infatti, prevede un pentimento o una punizione, prevede generalizzazioni ed assoluzioni che cadono dall’alto. La colpa, inoltre, scatena il ben noto meccanismo dello “scarica barile” conosciuto in tantissimi contesti organizzativi.
Nella colpa non ci sono spazi di miglioramento, il problema diventa la persona e le soluzioni al problema spesso coincidono con atti che si dirigono contro quella specifica persona. La colpa non permette di analizzare l’errore ma giudica generalizzando. In questo modo non è possibile capire quello che non ha funzionato e agire in modo diverso. Chi è ancora convinto della correttezza del motto “ sbagliando si impara”, vive in un’ illusione, dal momento che si impara solo se si riconosce l’errore.
È il riconoscimento e l’analisi dell’errore che porta alla costruzione di un’esperienza degna di essere chiamata tale. Queste parole possono forse essere condivise da molte persone, ma a livello pratico voi come vi comportate? Riuscite a distinguere chiaramente tra colpa e responsabilità e a comunicarlo in modo efficace?

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