La sindrome dell’isola

Uno degli aspetti sui quali vale la pena di soffermarsi quando si lavora all’interno delle aziende nell’ambito della gestione dei conflitti e della negoziazione è il cosiddetto mad or bad (pazzo o cattivo).
Con questa frase intendo significare che chi è coinvolto in un conflitto può avere la percezione che l’altro sia cattivo o non in grado di ragionare lucidamente. Questa percezione è decisamente pericolosa sotto diversi aspetti: in primo luogo è condivisa da tutte le parti coinvolte, in seconda istanza se il problema è l’altra parte l’unica soluzione non può che essere quella di “eliminare” l’altro.

La maggior parte dei testi e degli studi sul conflitto e sulla negoziazione si focalizzano su questi elementi che possono essere gestiti attraverso numerosi interventi che coinvolgono aspetti cognitivi ed emozionali. Empatia, ascolto attivo, comprensione, frame, ristrutturazione, sono solo alcuni dei termini che identificano approcci a questa “disciplina” e che coinvolgono elementi multidisciplinari, a mio parere, indispensabili per fornire strumenti utili e di immediata applicazione.
Detto questo, utilizzando esclusivamente la mia esperienza personale, ho deciso di far rabbrividire ogni autore e studioso dell’analisi del conflitto e delle tecniche negoziali, inserendo un elemento del quale non ho mai trovato alcuna traccia nei numerosi testi che ho utilizzato nella mia formazione. La mia ovviamente è solo una provocazione, che ha lo scopo di focalizzare l’attenzione anche su aspetti legati all’individuo con il quale occorre negoziare o che è coinvolto in un conflitto, aspetti che ho riscontrato essere non così assenti nell’ambito lavorativo.

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La sindrome dell’isola

Nello specifico sto parlando di quella che ho definito “la sindrome dell’isola”, sindrome che può colpire un numero variabile di esseri umani e che le organizzazioni tendono in qualche circostanza a rafforzare e non a censurare. La sintomatologia dei soggetti colpiti da questa sindrome e che li porta a comportarsi come se fossero isolati dal resto del mondo è la seguente:

  • Ricercano contatti con altre persone solo quando possono portare vantaggi immediati e per raggiungere un obiettivo ben preciso. A questo sintomo sono correlate modalità di comportamento che portano l’isola ad essere molto gentile, accuditiva ed a volte addirittura seduttiva con coloro che possono portare le competenze necessarie, ma solo se sono più potenti di loro o indispensabili.
  • Presentano una forte sottomissione con i soggetti forti e una insana prepotenza con i soggetti deboli. Valutano quindi le relazioni interpersonali utilizzando come parametro il potere.
  • Non riconoscono le competenze ed i meriti altrui. Questo in generale viene fortemente esplicitato con soggetti deboli (collaboratori o figure non strategiche) che sfruttano, ma dei quali non riconoscono i meriti, solo gli errori. Mentre alle figure forti riconoscono pubblicamente visibilità e meriti (anche se nella solitudine della loro cameretta li denigrano agevolmente).
  • Vagano tra la sindrome di onnipotenza e profonde insicurezze personali con un atteggiamento bipolare tale da portarli a sognare di un mondo composto esclusivamente da persone meno competenti di loro. Sono infastiditi dalla professionalità altrui tanto da dare a questa un valore scarso. Alcuni non riescono proprio a gestire questo aspetto e allontanano, con tutti i mezzi consentiti, ogni possibile competitor. Corollario: se devono scegliere un collaboratore non sceglieranno mai qualcuno che li può mettere in ombra prediligendo i sudditi ai pari.
  • Non sbagliano mai e di conseguenza avere un secondo parere sulle loro opinioni risulta assolutamente superfluo. Anche questo regola ha un corollario: non sbagliando mai sentono il bisogno di frequentare un corso di formazione solo in qualità di docenti.
  • Leggono tutte le relazioni umane con un parametro preciso: utile, non utile. Sono affascinati dalla simbologia del potere e dai privilegi che questo può dare. La loro visione è limitata dalle loro paure e non saranno mai quelli che scardinano le regole aziendali, ma che all’interno delle regole date (indipendentemente da quanto queste possano essere corrette) si muovono nel modo più proficuo.
  • Hanno una scarsa memoria o meglio una memoria selettiva che gli consente di dimenticare in modo chirurgico le disposizioni che hanno impartito, ovviamente, solo se hanno creato un qualche imbarazzo.

Spesso mi accade in aula di citare questa sindrome. Il dramma è che tutti riconoscono di avere un superiore o un collega che ne è affetto. In alcune circostanze mi chiedono se voglio nomi o cognomi, tanto la definizione risulta precisa, ma ironia della sorte nessuno ha mai alzato la mano per dire che in questa modalità, anche solo in parte, si riconosce. Ognuno di noi può, in alcuni momenti della vita, essersi comportato come un isola, ma per sviluppare questa “patologia relazionale” che porta a lungo termine ad essere isolati da buona parte del contesto e che suggerisce ai consulenti di utilizzare strategie specifiche, occorre reiterare in modo cronico tutti questi comportamenti e come è facile comprendere occorre una vera e propria vocazione per farlo con costanza.

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