Stabilità e Cambiamento: una scelta che parte dalla consapevolezza del management

Nell’articolo di Emmanuele Del Piano sul Design Thinking abbiamo letto di come questo strumento sia utile in processi di cambiamento. In particolare nella definizione del dove si vuole andare e quali possano essere idee per arrivarci.

Una volta che abbiamo definito l’obiettivo verso cui orientarci, il passo successivo è iniziare a percorrere la strada che ci porterà a quell’obiettivo: in questo articolo vi propongo alcune riflessioni proprio sulla pianificazione del percorso.

Innanzi tutto vi chiedo: quando decidete la meta per una vacanza, il passo successivo per avvicinarvi al vostro obiettivo qual’è? La pianificazione. E se per la prima volta avete scelto di fare un “viaggio avventura” la vostra pianificazione si limita alla prenotazione del volo aereo o al pagamento della quota in agenzia? No, sicuramente iniziate a chiedervi tutto quello che può esservi utile in quella vacanza e quali possono essere gli imprevisti che vi capiteranno. E se in quella vacanza il vostro coniuge ha coinvolto amici che non conoscete e che, pertanto, non sapete come reagiranno? Cercate di sondare prima oppure aspettate di scoprirlo in vacanza?

Tutto questo è un esempio banale di cosa ci possiamo trovare ad affrontare quando decidiamo di dare gambe ad un progetto che modifica le nostre abitudini: dobbiamo prevedere le minacce dell’ambiente esterno, le nostre reazioni e le possibili reazioni dei nostri compagni di viaggio.

Ma che cos’è il cambiamento? Avete mai pensato che fa parte in modo fisiologico della nostra vita?

cambiamento e stabilitàIl cambiamento fa parte della vita, ogni giorno cambiamo: ogni giorno dentro di noi milioni di cellule muoiono e rinascono. La scienza ci dice che ogni sette anni il nostro corpo è completamente nuovo. Eppure non ce ne accorgiamo, o meglio cogliamo le differenze date dall’età, ma non siamo consapevoli dei microcambiamenti.

Cosa ci dovrebbe dire questo? Che lezione dovrebbe insegnarci?

  1. Il cambiamento è inevitabile. Nulla rimane immutato per sempre. Le nostre cellule cambiano esattamente come tutto attorno a noi è in continuo movimento e cambiamento.
  2. Il cambiamento può essere vissuto in un modo naturale e con un basso impatto stressogeno se lo vivo come una abitudine, se impatta in modo marginale e mi permette di adattarmi velocemente
  3. Il cambiamento può diventare un fattore “normale”: se innesco l’abitudine al cambiamento, ad un certo punto non lo considererò più come tale ma come componente della quotidianità.

Pochi giorni fa ho avuto la possibilità di visitare un’azienda che è il simbolo di questo concetto: Loccioni Spa. Se non avete mai sentito parlare di questa realtà, beh vi consiglio fortemente di informarvi e se riuscite anche di visitarla. Si tratta di una vera azienda all’avanguardia: open innovation, organizzazione piatta, intraprenditorialità sono tutte tematiche che vedrete concretizzate nella realtà. Azienda olivettiana e fortemente orientata all’innovazione, Loccioni allena i propri collaboratori (vietato usare la parola dipendenti… vi avviso) a pensare out of the box, a proporre progettualità, a diventare imprenditori facilitando la creazione di spin off.

Cosa c’entra tutto questo con il tema del cambiamento? Beh semplice: se volete capire cosa significa vivere il cambiamento come una componente normale della quotidianità, una visita in questa azienda può farvi comprendere a pieno come una filosofia di questo tipo può essere determinante per il successo e la longevità aziendale.

Se però non siete ancora arrivati a questo punto, vi suggerisco allora di seguire i prossimi tre passi per introdurre un progetto di Change Management:

  1. Prima di tutto dobbiamo capire bene la propensione al cambiamento ed al rischio della popolazione aziendale (vi ricordate gli amici del vostro coniuge?)
  2. Devo pianificare bene cambiamenti che possono essere assorbiti (se uno degli amici ama la comodità, potrò alternare le tappe con alberghi spartani a residenze più accoglienti)
  3. Devo alternare fasi di innovazione a fasi di assestamento (se ho previsto che per alcuni giorni il viaggio sia in zone dove le residenze di un certo livello non sono accessibili, dovrò abituare progressivamente l’amico a soluzioni più semplici)

Se non faccio a monte queste valutazioni, il rischio (quasi una certezza) che devo mettere in conto è di scontrarmi contro resistenze se non vere e proprie azioni di boicottaggio (e nel caso della vacanza, sicuramente tornerò a casa meno rilassata/o rispetto quando sono partita/o).

Sicuramente una cosa la dobbiamo mettere in conto fin da subito: ogni progetto di cambiamento prevede che si possano commettere errori, aggiustamenti, rilavorazioni e a volte si possa vivere la sensazione di fare due passi avanti ed uno indietro.

Non demordete: in realtà ogni “errore” commesso è un grande valore. Dall’errore si impara e si può anche trovare l’idea che rappresenta la svolta. Molti prodotti innovativi sono nati da errori per cui la cultura dell’accettazione e della valorizzazione dell’errore va assecondata. Non stiamo parlando ovviamente di chi sbaglia per disattenzione o per poco coinvolgimento, ma aspettarsi la perfezione in un processo di cambiamento non è realistico né funzionale: il rischio di creare frustrazione e demotivazione è molto più alto e “costoso”.

Proprio su questi concetti è nata a Modena la Scuola di Fallimento creata da PlayRes – associazione che promuove la gamification come apprendimento. Se pensate che parte delle resistenze, nel vostro contesto possano essere legate proprio alla paura dell’errore, vi consiglio di valutare anche questa opportunità.

Se volete approfondire come affrontare un processo di Change Management, potete scaricare il pdf a questo link.

Buona lettura!