Start up: hai pensato al business plan?

Negli ultimi anni il tema delle startup ha generato un enorme flusso di conversazioni, notizie e in generale ha attirato su di sé l’interesse di molti. La chimera della Silicon Valley, paradiso per i giovani imprenditori nel campo delle nuove tecnologie, ha alimentato i sogni di migliaia di giovani e meno giovani italiani (oltre ad aver creato le basi per una divertente serie tv…) che, in una situazione in cui il mercato interno del lavoro offre pochi sbocchi, hanno aguzzato il proprio ingegno nel cercare di creare imprese innovative di successo. I casi positivi sono numerosi (qui su Wired.it un articolo al riguardo) e sono in crescita le occasioni di finanziamento e supporto ai nuovi imprenditori.

 

business planIn People3.0 di recente ci è capitato di entrare in contatto con alcuni operatori che si muovono in questo ambito, sia business angel o venture capital, sia incubatoi o acceleratori. Non cercheremo di spiegare la differenza tra queste diverse figure in quest’articolo, ma abbiamo l’obiettivo di focalizzare un punto che in qualche modo li accomuna tutti: il business plan.
Infatti, sia che abbiate in mente di mettere in piedi un nuovo business e vederlo crescere e prosperare, sia che abbiate intenzione di trovare un acquirente per la vostra idea, il punto da cui partire è sempre lo stesso. Il business plan è il più importante strumento che permette agli investitori di capire se il vostro progetto potrà avere successo o meno, se sarà in grado di sostenersi nel medio termine e se sopravviverà nel lungo periodo. Il business plan e naturalmente… il loro fiuto.

 

Il business plan quindi deve aiutare l’investitore a comprendere le basi del progetto per valutarne le potenzialità, ma quali elementi devono essere inclusi all’interno di un documento che sia efficace e al contempo realistico?
Come è intuibile, una parte molto complessa dell’analisi sta infatti nella valutazione dei numeri in gioco: quanto venderemo? Quanto è ampio il mercato? È prevista una crescita di quest’ultimo? Queste ed altre sono le principali domande a cui dovremo cercare di rispondere, tenendo presente che chiunque decida di dedicare le proprie risorse al progetto molto probabilmente non lo farà semplicemente perché mosso da simpatia, ma perché è alla ricerca di un buon profitto!

 

Su internet sono numerosi gli spunti per la redazione di un business plan ma uno in particolare, scritto da William Sahlman nel 1997, cita ed approfondisce i 4 elementi chiave da inserire al suo interno:

 

  1. Le Persone: nel ’97 non si era ancora verificata l’esplosione delle startup, ma fin da allora era fondamentale per un investitore capire con chi avesse a che fare, in termini di background e specializzazioni, esperienza e competenze. Oggi forse l’aspetto dell’esperienza spesso cade in secondo piano (non avrebbero speranza altrimenti i neolaureati o laureandi con in tasca un’idea), ma è sempre fondamentale capire “di che pasta siete fatti” per anticipare eventuali problematiche interne. In taluni casi, per sopperire alle carenze di competenze interne, si trovano imprenditori o consulenti disposti ad investire la loro esperienza per rafforzare lo staff interno.
  2. L’Opportunità: importantissimo descrivere al meglio la natura del progetto, del prodotto o servizio che si sta proponendo, comprendendo non solo la fase di lancio ma anche gli aspetti di mantenimento del business, rapporto con i clienti, fidelizzazione…
  3. Il Contesto: quali sono gli aspetti legislativi, gli sviluppi tecnologici e in generale gli eventi che non possono essere governati, in cui il progetto si inserisce? Trascurare questi punti porta non solo al mancato finanziamento ma ad un progetto destinato al fallimento, e farsi trovare pronti fin dall’inizio incrementa invece le nostre chance di successo!
  4. I Rischi: cercate di prevedere quali eventi avversi (o anche positivi) potrebbero influenzare il vostro progetto e quali azioni dovreste mettere in campo per fare rispondere prontamente. Un’accurata fase di risk assessment vi farebbe partire infatti con maggiore sicurezza negli sviluppi futuri.

 

A questi 4 punti vanno naturalmente aggiunti dati numerici sui quali bisogna evidenziare come spesso risulti inutile perdersi in dettagli che, alla resa dei conti, vengano puntualmente smentiti dai reali andamenti del business, dei mercati e degli eventi. Piuttosto bisogna sempre indicare valori come Break Even Point, modello dei flussi di cassa, fornitori esterni, etc, che permettono all’investitore di capire gli elementi economici di base che avete previsto.
Infine un’altro elemento da non sottovalutare è il come presentare questi dati: il business plan ha una struttura ben precisa e formale. Spesso però gli incontri con gli investitori si svolgono utilizzando una presentazione che permetta di catturarne l’attenzione e portarli a leggere il business plan. Le tecniche che dovete utilizzare in questo caso sono quelle dell’elevator pitch ovvero bucare in poco più di 1 minuto.

 

Se qualcuno di questi elementi non dovesse essere chiaro nella vostra mente, probabilmente avrete bisogno di pensare meglio al vostro progetto magari trasformandone alcuni aspetti, per renderlo più appetibile agli investitori. I consulenti di People3.0 possono offrirvi il loro supporto nell’individuazione dei fattori chiave e nella creazione di un business plan efficace e sostenibile. Per contattarci scrivete a info@peopletrezero.com